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Tematisma
Mosaico
Il percorso illustra i momenti significativi dell'evoluzione del mosaico e le principali tecniche di lavorazione applicate.
Aspetti tecnici
La decorazione a mosaico viene utilizzata per ornare pareti e pavimenti delle abitazioni. Le prime attestazioni di questa tecnica si hanno in Grecia a partire dalla fine del V sec. a.C.: ciottoli non tagliati bianchi, neri o anche colorati vengono utilizzati per creare motivi decorativi geometrici e vegetali, sostituiti progressivamente da raffigurazioni più complesse relative al mondo del mito o della caccia. Intorno al IV - III e fino al II sec. a.C., i ciottoli vengono sostituiti da cubetti di dimensioni minori. Si ricordano gli splendidi esemplari di Pella realizzati dal mosaicista Gnosis (fine IV sec. a.C.) ed i pavimenti delle case di Delo (II sec. a.C.).
In Italia il mosaico viene introdotto a partire dal II sec. a.C. Le tecniche di lavorazione che lo caratterizzano sono svariate. La più semplice di esse, il cocciopesto ovvero opus signinum (diffuso tra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C.), è una decorazione pavimentale consistente in un battuto di calce con frammenti di anfore e tegole, ricoperto da un sottile strato di intonaco rosso, in cui piccole tessere in pietra o marmo bianchi, vengono inserite in modo da formare disegni lineari. Tuttavia le tecniche più raffinate sono quelle dell'opus vermiculatum e dell'opus tessellatum: la prima impiega piccolissimi frammenti di materiale, di forma cilindrica o arrotondata, che vengono disposti asimmetricamente, in modo da definire con la maggiore precisione possibile i contorni ed i particolari delle figure, la seconda prevede l'utilizzo di piccole tesserae di forma quadrata. Le dimensioni, per gli elementi più antichi, sono di mm 1 di lato, fino a raggiungere lo standard di cm 1 di lato. Le due tecniche definiscono i pavimenta tessellata, in cui le tesserae o tessellae, su una base costituita da calce mescolata a polvere di marmo, frammenti di mattoni e paglia, vengono stese secondo un disegno preparatorio di tipo geometrico o figurato. Vi sono, tuttavia, raffigurazioni di dimensioni contenute, realizzate su supporti in terracotta, pietra o marmo, da porre al centro di una pavimentazione più semplice in battuto, o a scaglie di marmo o, in seguito, a tessere di calcare bianco. Esse costituiscono gli emblemata (dal greco ‘μβλημα, “cosa inserita”), sorta di raffinati "quadretti" dalla fattura accurata. Questo tipo di decorazione si diffonde tra il II e l’inizio del I sec. a.C., per diminuire ed infine terminare nel corso del I sec. d.C., sostituita dalla decorazione figurata estesa a tutto lo spazio disponibile.
Le tecniche del mosaico (a partire dalla seconda metà del I sec. a.C. ed in tutto il I sec. d.C.) vengono utilizzate anche nella più rara decorazione parietale, a sottolineare con un certo preziosismo alcuni elementi architettonici. Si utilizzano tesserae cubiche in pasta vitrea, che presenta tonalità e trasparenze di grande effetto, oltre ad una leggerezza più idonea al rivestimento di superfici verticali. Tali decorazioni caratterizzano in particolare le architetture dei giardini (colonne, nicchie) e gli elementi legati a giochi d'acqua, quali i ninfei, scegliendo soggetti legati al mondo marino o a quello vegetale.
Altra tecnica musiva diffusa nel mondo romano è, infine, l'opus sectile, originario del Vicino Oriente, (dalla prima età imperiale al IV sec. d.C.), costituito da sottili lastre di marmo o pietre colorate di dimensioni medio - grandi accostate tra di loro per realizzare complessi disegni geometrici o scene figurate. Meno elaborato è l'opus scutulatum, che prevede l'accostamento di piccoli rombi in marmo o pietra, così come i pavimenta sectilia o lithostrata, in cui la pietra o il marmo sono tagliati in pezzi irregolari (crustae) e di vario colore, disposti senza un preciso disegno o ordine.
Sviluppo storico ed evoluzione artistica
I soggetti rappresentati nei mosaici sono tra i più svariati, cambiando in base alle mode ed al tipo di committenti. Le nature morte ed il repertorio legato al banchetto, le scene erotiche, il classico tema del "cave canem" o del "memento mori" affiancano scenografie e raffigurazioni che possono considerarsi vere e proprie opere d’arte, spesso copia di famosi affreschi realizzati nel periodo ellenistico, riprodotti nel mondo romano da maestranze alessandrine presto affiancate da artigiani locali.
Nel I sec. a.C. i mosaici policromi vanno progressivamente a scomparire, sostituiti da una monocromia in bianco e nero che si concretizza in raffigurazioni geometriche, decorazioni a soggetto vegetale, ma anche in temi figurati di tipo architettonico come cinte murarie ed acquedotti. Nel I sec. d.C. si diffondono, in pendant con decorazioni parietali complesse e ricche di colore, mosaici sempre più semplici e lineari, a cui si affiancano nel II sec. d.C. soggetti marini destinati agli ambienti termali. Dalla monocromia si ritornerà poi, gradualmente, al colore delle stupefacenti realizzazioni del III e del IV sec. d.C., ed in seguito in epoca bizantina, sino all’età medievale.
La decorazione a mosaico viene utilizzata per ornare pareti e pavimenti delle abitazioni. Le prime attestazioni di questa tecnica si hanno in Grecia a partire dalla fine del V sec. a.C.: ciottoli non tagliati bianchi, neri o anche colorati vengono utilizzati per creare motivi decorativi geometrici e vegetali, sostituiti progressivamente da raffigurazioni più complesse relative al mondo del mito o della caccia. Intorno al IV - III e fino al II sec. a.C., i ciottoli vengono sostituiti da cubetti di dimensioni minori. Si ricordano gli splendidi esemplari di Pella realizzati dal mosaicista Gnosis (fine IV sec. a.C.) ed i pavimenti delle case di Delo (II sec. a.C.).
In Italia il mosaico viene introdotto a partire dal II sec. a.C. Le tecniche di lavorazione che lo caratterizzano sono svariate. La più semplice di esse, il cocciopesto ovvero opus signinum (diffuso tra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C.), è una decorazione pavimentale consistente in un battuto di calce con frammenti di anfore e tegole, ricoperto da un sottile strato di intonaco rosso, in cui piccole tessere in pietra o marmo bianchi, vengono inserite in modo da formare disegni lineari. Tuttavia le tecniche più raffinate sono quelle dell'opus vermiculatum e dell'opus tessellatum: la prima impiega piccolissimi frammenti di materiale, di forma cilindrica o arrotondata, che vengono disposti asimmetricamente, in modo da definire con la maggiore precisione possibile i contorni ed i particolari delle figure, la seconda prevede l'utilizzo di piccole tesserae di forma quadrata. Le dimensioni, per gli elementi più antichi, sono di mm 1 di lato, fino a raggiungere lo standard di cm 1 di lato. Le due tecniche definiscono i pavimenta tessellata, in cui le tesserae o tessellae, su una base costituita da calce mescolata a polvere di marmo, frammenti di mattoni e paglia, vengono stese secondo un disegno preparatorio di tipo geometrico o figurato. Vi sono, tuttavia, raffigurazioni di dimensioni contenute, realizzate su supporti in terracotta, pietra o marmo, da porre al centro di una pavimentazione più semplice in battuto, o a scaglie di marmo o, in seguito, a tessere di calcare bianco. Esse costituiscono gli emblemata (dal greco ‘μβλημα, “cosa inserita”), sorta di raffinati "quadretti" dalla fattura accurata. Questo tipo di decorazione si diffonde tra il II e l’inizio del I sec. a.C., per diminuire ed infine terminare nel corso del I sec. d.C., sostituita dalla decorazione figurata estesa a tutto lo spazio disponibile.
Le tecniche del mosaico (a partire dalla seconda metà del I sec. a.C. ed in tutto il I sec. d.C.) vengono utilizzate anche nella più rara decorazione parietale, a sottolineare con un certo preziosismo alcuni elementi architettonici. Si utilizzano tesserae cubiche in pasta vitrea, che presenta tonalità e trasparenze di grande effetto, oltre ad una leggerezza più idonea al rivestimento di superfici verticali. Tali decorazioni caratterizzano in particolare le architetture dei giardini (colonne, nicchie) e gli elementi legati a giochi d'acqua, quali i ninfei, scegliendo soggetti legati al mondo marino o a quello vegetale.
Altra tecnica musiva diffusa nel mondo romano è, infine, l'opus sectile, originario del Vicino Oriente, (dalla prima età imperiale al IV sec. d.C.), costituito da sottili lastre di marmo o pietre colorate di dimensioni medio - grandi accostate tra di loro per realizzare complessi disegni geometrici o scene figurate. Meno elaborato è l'opus scutulatum, che prevede l'accostamento di piccoli rombi in marmo o pietra, così come i pavimenta sectilia o lithostrata, in cui la pietra o il marmo sono tagliati in pezzi irregolari (crustae) e di vario colore, disposti senza un preciso disegno o ordine.
Sviluppo storico ed evoluzione artistica
I soggetti rappresentati nei mosaici sono tra i più svariati, cambiando in base alle mode ed al tipo di committenti. Le nature morte ed il repertorio legato al banchetto, le scene erotiche, il classico tema del "cave canem" o del "memento mori" affiancano scenografie e raffigurazioni che possono considerarsi vere e proprie opere d’arte, spesso copia di famosi affreschi realizzati nel periodo ellenistico, riprodotti nel mondo romano da maestranze alessandrine presto affiancate da artigiani locali.
Nel I sec. a.C. i mosaici policromi vanno progressivamente a scomparire, sostituiti da una monocromia in bianco e nero che si concretizza in raffigurazioni geometriche, decorazioni a soggetto vegetale, ma anche in temi figurati di tipo architettonico come cinte murarie ed acquedotti. Nel I sec. d.C. si diffondono, in pendant con decorazioni parietali complesse e ricche di colore, mosaici sempre più semplici e lineari, a cui si affiancano nel II sec. d.C. soggetti marini destinati agli ambienti termali. Dalla monocromia si ritornerà poi, gradualmente, al colore delle stupefacenti realizzazioni del III e del IV sec. d.C., ed in seguito in epoca bizantina, sino all’età medievale.
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| Dati tematisma | ||
| Bibliografia: | EAA, V, 1963, pp. 209-240, s.v. Mosaico, Secondo supplemento 1971-1994, 1995, pp. 805-827, s.v. Mosaico; Caffarello 1971, p. 175, s.v. Embléma, p. 317 s.v. Mosaico e pp. 343-345 s.v. Opus; Enciclopedia dell’Antichità Classica, pp. 924-925, s.v. Mosaico; De Caro 2001a; Fuga 2004, pp. 183-191, s.v. Mosaico. | |


