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Collezione Santangelo

Il percorso illustra le principali fasi relative alla formazione della Collezione Santangelo e le vicende legate alla sua musealizzazione.

Iniziata a partire dalla fine del Settecento dall’avvocato Francesco Santangelo (1754 - 1836), fu ospitata a Napoli nel quattrocentesco palazzo Carafa, acquistato dal Santangelo nel 1815 come abitazione e sede del proprio museo. Se nella fase iniziale della sua formazione la collezione fu implementata grazie all’acquisto, talvolta “a buon mercato”, dei vari reperti, più complessa ed articolata fu la storia della raccolta dal momento in cui ad occuparsene fu il primogenito di Francesco, Nicola Santangelo, a partire almeno dal 1810. Questi, insignito della carica di Intendente di molte province e regioni dell’Italia meridionale, se da un lato si fece promotore di numerose campagne private di scavo, in particolare nella Basilicata, dall’altro ebbe modo di contattare direttamente il vasto e non sempre legale mercato di opere d’arte, provenienti dalla Campania, dalla Puglia, dalla Sicilia, nonché da alcune località dell’Etruria. Ministro degli Affari Interni dal 1831 al 1847, pur non potendo più acquisire direttamente in loco nuovi oggetti, il Santangelo non dovette certamente terminare gli acquisti o gli scambi sia pure in forma ridotta. Nel Palazzo Carafa, visitato dai maggiori studiosi dell’epoca, le collezioni, formate da vasi, bronzi, terrecotte, vetri e monete, erano collocate tra il piano nobile e l’appartamento superiore e, salvo, qualche iscrizione, nessun reperto era posizionato all’aperto. Investito da sempre maggiori critiche circa la sua facile corruttibilità, Nicola Santangelo si dimise da ministro nel 1847, ottenendo dal re il titolo di marchese. A causa delle crescenti difficoltà economiche, nel 1864, intraprese contatti con alcuni antiquari parigini allo scopo di vendere le sue collezioni per la considerevole cifra di 215.000 lire. L’allora Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Giuseppe Fiorelli, non potendo lo stato italiano permettersi l’esorbitante richiesta, riuscì a convincere il Municipio di Napoli ad acquistare l’intera raccolta per la somma pattuita che, così, fu esposta finalmente al pubblico, in tre sale del primo piano, per la prima volta a partire dal 27 gennaio 1867.