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San Gennaro: il santo, il culto

Ampolla con il sangue liquefatto di S. Gennaro. Napoli, Archivio fotogr. Museo del Tesoro di S. Gennaro

Il Mondo della cristianità tardoantica pullula di sacre reliquie di santi, frammenti di corpo o 'reliquie per contatto' colmi della presenza invisibile del santo, che vengono scoperte, vendute, rubate e trasferite per ogni dove sui fili di una fitta rete di relazioni, alleanze, patronati e donazioni, in una vera corsa all'accaparramento. Ma il senso principale di tutto ciò sta nel miracolo di misericordia che Dio, innanzitutto, aveva fatto donando il prezioso 'segno' della presenza di un santo, permettendone sia la scoperta, sia la traslazione. La leggenda agiografica di San Gennaro rivela le numerose vicende quasi avventurose vissute dai resti del santo morto decapitato. Le sue reliquie subiscono continue traslazioni, muovendosi ben presto dal sepolcro originario alle catacombe napoletane e nel VI secolo a una grande basilica sulla collina di Capodimonte, per poi essere trafugate e trasferite (ca. 200 anni dopo) per opera del principe longobardo Sicone fino a Benevento, da dove però, in un periodo tormentato da guerre e saccheggi tra i secoli XII e XIII, vengono nuovamente spostate fino al santuario di Montevergine, e lì quasi abbandonate. Successivamente, per volere del cardinal Carafa tornano a Napoli nel 1497 e finalmente trovano collocazione in una cripta (il Succorpo) della cattedrale. Oltre ai resti ossei, Napoli custodisce anche un'altra reliquia: due ampolle contenenti il 'suo' sangue, essenza di vita e quindi reliquia eccellente, prova tangibile del possesso della persona invisibile del Santo e di tutta la sua potentia. Su questo 'tesoro' ematico nel tempo sembra essersi concentrata la devozione di popolo, frutto di una visione magica della reliquia; ma va pensato che il miracolo più atteso della liquefazione del sangue si rinnova significativamente quando le ampolle che lo contengono – e in particolare l'ampolla grande in cui il sangue si scioglie – si incontrano e si 'ritrovano' con il prezioso busto di San Gennaro contenente i resti del suo capo, reliquia superiore perché 'acropoli somatica' (Niola), simbolo dell'unità del corpo che si ricostituisce e, transitivamente, della rinnovata unione della città, che tutta assieme in un amalgama sociale attende il messaggio del proprio santo. E di messaggio si tratta, perché è evidente anche la funzione mantica delle reliquie e divinatoria del miracolo della liquefazione, con la mancanza del quale il santo sembra annunciare la sospensione della sua protezione soprannaturale e l'abbandono della città ad ogni potenziale catastrofe.
Ulteriori informazioni
Dati tematisma
Bibliografia:

Alfano G.B. e A. Amitrano, 1951; Sallman, J-M. 1982; Brown, P. 1983; Lombardi Satriani, L. 1984; Niola, M. 1994; Niola, M. 1997; Strazzullo, F. 1997; Vitolo, G. (ed.) 1999; Jorio, P. 2002