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Tematisma
La rete di solidarietà privata a Napoli
'La Carità'. Napoli, Pio Monte della Misericordia
Almeno dall'XI secolo, pie associazioni di laici, spesso collegate inizialmente alle corporazioni urbane di arti e mestieri, cominciano ad assumere un'importanza sempre maggiore, in stretta relazione con le incerte condizioni socio-economiche, religiose e politiche di quelle epoche: i frequenti momenti di crisi economica, le grandi epidemie, la quasi assoluta mancanza di assistenza e protezione da parte delle istituzioni civili, la diffusione di dottrine eterodosse, le guerre, le invasioni, inducono nei secoli i cristiani ad aggregarsi per un mutuo soccorso di natura spirituale e materiale. Per ogni dove fioriscono grandi e piccoli sodalizi, quali esemplari manifestazioni di pietà devozionale; ma oltre alla gestione delle attività di culto e di assistenza ai propri membri, essi cominciano ad aprirsi all'esterno con opere di carità sociale rivolte ai settori più bisognosi della popolazione. Essi curano il suffragio e il seppellimento dei morti (stranieri, abbandonati, sconosciuti, vittime di epidemie, ecc.), distribuiscono cibo in occasioni di festività e cerimonie religiose annuali, sostengono culti e organizzano processioni, pellegrinaggi e sacre rappresentazioni, e promuovono programmi educativi e di riabilitazione sociale. Distinguendosi con titoli, immagini tutelari, vesti e suppellettili specifici, tra i secoli XIV e XVIII, gli enti confraternali si diffondono in modo capillare in Europa e nel nostro paese, contribuendo allo sviluppo sociale, artistico ed economico delle comunità in cui si trovano ad operare, spesso come unica alternativa all'insufficienza o mancanza di iniziative da parte dei poteri centrali. A fianco delle attività devozionali, i loro campi di intervento organizzato divengono innumerevoli, includendo la sanità, l'ospitalità, le elemosine, il soccorso e l'assistenza, i maritaggi e, non ultima, l'attività bancaria. Molte associazioni laicali, divenute finanziariamente forti grazie a lasciti, donazioni e contributi dei confratelli, arrivano a possedere consistenti fondi patrimoniali, rappresentati da oggetti votivi e suppellettili varie, raccolte librarie, e persino fabbricati e altre beni di rilievo artistico; fondano ospedali, orfanotrofi e conservatori per ragazze a rischio, asili per indigenti, pellegrini e 'poveri vergognosi'; costruiscono chiese e oratori, e gestiscono luoghi di sepoltura e scuole. Anche se la storia dei rapporti tra le confraternite e il potere ecclesiastico non sempre è priva di momenti di tensione e contrasto, spesso questi enti laicali si trovano strettamente legati a chiese e santuari, eletti come luoghi di aggregazione per svolgere attività istituzionali e di devozione. Molti sodalizi laicali si interessano al mondo dell'arte, dotando le proprie sedi di sculture, paramenti pregiati e dipinti, come è il caso del Pio Monte della Misericordia di Napoli; costituiscono poi ingenti biblioteche e danno rilievo alla musica e al canto liturgico, (si pensi, ad esempio, allo Stabat Mater di Pergolesi, composto per l'Arciconfraternita napoletana dei Cavalieri della Vergine dei Sette Dolori). La città di Napoli, in particolare in età vicereale, si trova ad essere teatro di una grave crisi demografica, economica, politica e sanitaria; grandi flussi di immigrati accrescono il settore della popolazione privo spesso dei mezzi minimi di sussistenza, di fronte ad una totale disattenzione da parte delle istituzioni centrali, al di là delle azioni di controllo e delle sanzioni. Sullo sfondo di un generale processo di emarginazione del povero-diverso dal corpo sociale, per iniziativa di membri del ceto nobiliare si sviluppano numerose istituzioni di beneficenza dedite ad offrire assistenza organizzata alle masse di poveri 'onesti'. E dato il grande rilievo sociale ed economico assunto dalla rete della carità urbana, era fondamentale per le famiglie della nobiltà locale prenderne parte, col fine di assicurare, da una parte, le proprie credenziali ultraterrene, cercando l'intercessione per la salvezza dell'anima attraverso donazioni e carità al prossimo bisognoso, e dall'altra, per conservare e 'proteggere' il proprio ruolo all'interno della società cittadina. «Si trattava di un sistema solidaristico che imponeva ai potenti e ai ricchi una forma di responsabilità sociale» (Prosperi), e ciò ben si accordava con gli indirizzi del potere ecclesiastico e di quello dei regnanti, nella Napoli vicereale e non solo. Nei secoli XVI e XVII, infatti, seppure con un controllo attento e altamente 'disciplinatorio', la Controriforma favorisce il fiorire di sodalizi assistenziali, nell'ottica del rinnovato clima di caritas cristiana. Al contempo, l'iniziativa dei privati cittadini risulta conveniente al governo vicereale, il cui intento politico era essenzialmente quello di mantenere buoni rapporti con il patriziato locale e rimpinguare i fondi dell'amministrazione spagnola attraverso l'esazione di tasse e tributi nel territorio napoletano (le rare azioni di assistenza reale sono rivolte ai nobili e ai ricchi e forse l'unico esempio di intervento governativo verso il popolo indigente è l'imponente 'Albergo dei Poveri', ma risale al periodo borbonico). Come in altre città, anche a Napoli, l'articolarsi della sempre più fitta rete di enti e congregazioni assistenziali privati mette in evidenza la maniera in cui la società sia stata così in grado di organizzare dal suo interno le proprie catene di soccorso e protezione, di creare cioè un tessuto assistenziale che beneficiava anche chi era al di fuori dei gruppi confraternali. Furono numerosissime le istituzioni laiche dedite ad assistenza sanitaria, carità, ospitalità, maritaggi, mutuo soccorso, recupero e sostegno di 'devianti' (prostitute, carcerati, vedove, separate, 'esposti', ecc.), educazione, attività bancaria (sviluppatasi, almeno formalmente, per arginare il problema dei prestiti speculativi e degli usurai), e altro ancora, che spesso finivano per esercitare contemporaneamente molte di queste funzioni, tese a 'risolvere' i problemi connessi al dilagare della povertà e alla collocazione di ampie fasce di popolazione emarginata all'interno di un contesto sociale a lungo rigidamente ordinato. Ancora nel 1875 si conteranno in città ben 237 istituzioni, tra asili e ospedali, luoghi pii, monti di pietà, confraternite e sodalizi vari.
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| Dati tematisma | ||
| Bibliografia: |
Filangeri Ravaschieri Fieschi, T. 1875; Musella, S. 1982; Fiorani, L.(ed.) 1984; Pastore, A. 1986; Rusconi, R.1986; Prosperi, A. 1996; Sessa, M. (ed.) 1997; 'Le Confraternite' (in formato digitale: http//www.confraternite.it) |
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