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Collezione

Spaccanapoli

- piazza del Gesù Nuovo, piazza San Domenico Maggiore, piazza Crocelle ai Mannesi, piazza Calenda -

La zona tra piazza San Domenico Maggiore e Santa Chiara in epoca greca si trovava fuori della cinta muraria. Il nuovo quartiere extraurbano, la regio albinensis, comprendente piazza del Gesù, parte di Santa Chiara e tutta via Benedetto Croce, sarebbe stata inclusa nella nuova e più ampia cinta muraria di Narsete. L'area vede definita la sua configurazione in epoca angioina. I più antichi complessi sacri situati alle estremità del tracciato - San Domenico Maggiore, Santa Chiara, San Francesco delle Monache, Santa Marta - puntualizzano questa condizione d'origine, comune anche ad alcune residenze private dello stesso tratto di decumano (palazzo Filomarino e palazzo Venezia).
Ancora oggi sono visibili i "segni" di tale periodo nelle finestre gotiche murate presenti nel fianco di Santa Marta, o negli archi ogivali della parete dello scalone di palazzo Filomarino, nel cui cortile si segnalano i porticati in piperno, con soluzione di rado presente nell'edilizia laica. La struttura del cortile è assegnata a Francesco Mormando. Il portale dell'edificio fu rifatto da Ferdinando Sanfelice al principio del secolo XVIII. Con Benedetto Croce e la fondazione dell'Istituto di Studi Storici, l'edificio è diventato una delle sedi culturali più rappresentative della città.
Più avanti il palazzo Venezia, già sede della rappresentanza a Napoli della Repubblica Veneziana, di origine trecentesca. La fabbrica ha subito rifacimenti nei secoli XVII e XIX. Le parti più antiche sono riconoscibili nel cortile, caratterizzato dalla scala aperta a tre fornici e dal giardino pensile. I balconi risalgono al XVIII secolo, mentre la casetta pompeiana sul giardino è del secolo scorso.
Il palazzo Carafa della Spina, edificato alla fine del secolo XVI, è attribuito a Domenico Fontana. La configurazione tardo cinquecentesca dell'edificio fu cancellata dal rifacimento settecentesco (cui risale l'incredibile portale a boccascena) e dal successivo restauro del 1818.
Sulla destra palazzo Mazziotti, di impianto seicentesco, il cui giardino interno, oggi quasi del tutto cancellato, avrebbe costituito l'ex cimitero del vicino monastero francescano.
Palazzo Petrucci, all'angolo tra via Benedetto Croce e la piazza San Domenico, fu edificato agli inizi del secolo XV, su commissione della famiglia Del Balzo, dall'architetto de Sanctis. Le facciate esibiscono un impaginato settecentesco, mentre nella corte interna sono visibili la scala con gli elementi durazzeschi e il giardino retrostante. Sull'antico nucleo quattrocentesco è leggibile il restauro del XIX secolo. E' ancora intatto il portale quattrocentesco.
In piazza San Domenico Maggiore, ci si rivolge lungo palazzo Corigliano e palazzo Di Sangro. In via De Sanctis si incontra la Cappella San Severo. Quindi si entra in San Domenico Maggiore dall'ingresso principale, sul vicolo. Tornando sulla piazza si incontra il palazzo Casacalenda. Iniziato da Gioffredo, fu completato da Luigi Vanvitelli per poi essere privato, nel secolo scorso, dell'ultima campata sinistra, in occasione dell'allargamento di via Mezzocannone.
In corrispondenza dell'inizio del decumano inferiore, fu costruita da Cesare Pignatelli, nel 1499, la omonima cappella, contigua ai resti del Seggio del Nilo. Accanto ad essa, la statua del Nilo, realizzata dagli Alessandrini che ne avevano importato il culto e collocata nel sito attuale nel 1667. Sul lato opposto, la chiesa di Sant'Angelo a Nilo.
Oltre la piazzetta, si susseguono il palazzo detto del Panormita, iniziato probabilmente da Giovanni Francesco di Palma nel secolo XV e terminato nel secolo XVI da Giovanni Donadio; il palazzo Diomede Carafa Santangelo; il Monte di Pietà e, sulla sinistra, il quattrocentesco palazzo Marigliano.
Oltre via Duomo, la chiesa di San Giorgio Maggiore sorta tra la fine del IV e l'inizio del V secolo. Rifatta in forme grandiose da Cosimo Fanzago, fu mutilata di una navata nel secolo XIX per l'allargamento di via Duomo. Proseguendo, sulla sinistra il mercato neo-dorico e quindi la chiesa di Santa Maria a Piazza, demolita parzialmente con il Risanamento, una delle più antiche chiese di Napoli (IX secolo). Di fronte, la trecentesca chiesa di Sant'Agrippino. L'area di Forcella era in età romana zona di terme e di lidi. In piazza Calenda ancora si leggono tratti delle antiche mura greche. Si prosegue fino al Corso Umberto, su cui oggi affaccia la chiesa di Santa Maria Egiziaca a Forcella. (Ugo Carughi)