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Controlli Ispettorato del Lavoro: denuncia anonima

Come recita l’art. 1 della Costituzione Italiana la Repubblica è fondata sul lavoro. Ciò implica che tutti i cittadini hanno diritto al lavoro. I controlli dell’Ispettorato del Lavoro in seguito alle denunce di irregolarità fa emergere una triste realtà. Il lavoro sommerso, le vessazioni, il mobbing o quanto di ignobile si possa sopportare sul luogo di lavoro sono le condizioni in cui si trovano una gran parte di cittadini, che pur di sopravvivere sopporta ogni umiliazione. Il proprio diritto al lavoro retribuito e garantito secondo le norme vigenti in materia non deve essere un’utopia ma una realtà. Purtroppo non è così, ma si può denunciare e, dovrebbero essere in tanti a poterlo fare, perché seppur l’azione è contro il datore di lavoro, è il sistema malato che deve essere scardinato. Ma, spesso, denunciare fa paura perché si può perdere anche il poco che si riesce a tirare su a fine mese. Però, non tutti sanno che è possibile fare una denuncia in forma anonima all’Ispettorato del Lavoro. Difatti, in materia di tutela del lavoratore l’Ispettorato del Lavoro accetta le denunce anonime.

Come fare una denuncia anonima

Il motivo più frequente che induce a fare una denuncia agli organi preposti è il lavoro in nero. Per far partire i controlli dell’Ispettorato del Lavoro si può fare la denuncia anonima, stessa cosa è prevista dalla Guardia di Finanza a cui spedire una lettera in anonimato denunciando la situazione. inoltre si può denunciare anche presentandosi in un sindacato dei lavoratori, questi attiveranno la procedura per la denuncia. Per avviare l’iter dei controlli da parte dell’Ente preposto bisogna inviare una denuncia con lettera raccomandata non firmata all’Ispettorato del lavoro della Direzione Provinciale del Lavoro. I controlli dell’Ispettorato del lavoro scatteranno solo se nella raccomandata ci saranno dati dettagliati dei fatti che possano avviare un’indagine. Quindi, è necessario riportare nella denuncia:

  • tutti i dati dell’azienda e l’attività che in essa si svolge;
  • gli orari di lavoro;
  • lo stipendio percepito;
  • l’inizio e la fine del rapporto lavorativo, se esso si fosse già interrotto.
  • la malattia, le ferie, le trasferte non pagate;
  • le festività non pagate;
  • i giorni festivi pagati come lavorativi;
  • fotocopie degli assegni di pagamento del datore di lavoro;
  • ricevute di pagamento firmate.

L’iter della denuncia

Nel momento in cui si vuole procedere con una denuncia anonima è il caso di affidarsi ad un legale oppure tramite un sindacato si può usufruire dell’assistenza legale che, in questi casi, ha un costo più basso se ci si iscrive. Se si opta per l’aiuto del sindacato sarà questo a contattare l’azienda e a proporre la conciliazione per un accordo senza ricorrere al Giudice del Lavoro, se l’accordo non viene raggiunto si avvia un processo. Nel caso in cui si finisca davanti a un giudice bisogna avere tutte le informazioni necessarie affinché le accuse reggano in tribunale e dei testimoni, quindi, può tornare utile avere una lista di persone che potrebbero testimoniare che il datore di lavoro assume in modo irregolare. Un procedimento in tribunale può durare anche due anni, spesso prima della fine del processo il datore di lavoro fa un’offerta tentando la conciliazione in extremis.
Per tutte le informazioni inerenti ai controlli dell’ispettorato del lavoro può essere utile https://www.verifichelavoro.it/

Cosa si può denunciare?

Tra tutte le problematiche che un lavoratore irregolare può denunciare di certo spicca oltre al lavoro in nero quella della mancanza di sicurezza sul lavoro. Anche lo sfruttamento è materia di denuncia. Spesso non si pensa che anche se si lavora in nero si può ottenere la liquidazione in caso di licenziamento, quindi anche questo caso è previsto nella denuncia. Per poter ottenere una giustizia lavorativa però bisogna fornire dettagli oculati di tutto quanto si dichiara. Nel caso in cui il lavoro si è perso comunque, la paura della denuncia non dovrebbe sussistere, pensare che nessuno assumerà in caso di accertamento di una vertenza fatta in passato non fa che contribuire al circolo vizioso del lavoro in nero.

Giulia Rossi

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