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Origini del vino – cenni storici

Il vino ha un’origine antica. La prima vite selvatica risale a 60 milioni di anni fa, mentre la Vitis vinifera esiste da poco più di un milione di anni. Il nettare di Dioniso nasce, in ogni caso, circa 10.000 anni fa nel Caucaso, probabilmente da una fermentazione casuale dell’uva. 

Le prime testimonianze di vitigni, seppure primitive, si trovano in Cina. Di periodi storici simili sono stati scoperti altri resti archeologici in Asia, nel Medio Oriente, e in Sicilia. La prova più antica della produzione di vino “in serie” è stata trovata in Armenia, invece, ed è collocabile intorno al 4.100 a.C. Agli armeni non si deve tanto l’invenzione del vino, quanto il definitivo sviluppo delle coltivazioni.

Il vigneto e il vino sono stati una parte importante delle società. Il vino è sinonimo di festività e convivialità. Gli ettari adibiti a vitigni nel mondo equivalgono a circa 8 milioni,  con prevalenza di Paesi come Italia e Francia. Da non sottovalutare anche la Spagna, con 1 milione di ettari, utilizzati per la produzione del brandy.

Il Sangiovese occupa 54 mila ettari; al secondo posto troviamo il vitigno Montepulciano, con 27 mila ettari e in seguito il Glera e il Kyoho, coltivato in gran parte in Cina. Una pianta di vite può vivere fino a 90 anni. Per tutto l’inverno che segue la vendemmia le viti resteranno spoglie, mentre per attendere le prime gemme occorrerà che arrivi la primavera.

Il vino ai tempi nostri

In seguito il vino è stato sempre più apprezzato. In epoca romana questa bevanda accompagnava i pasti principali e veniva mescolata con acqua, sale, miele, uova o latte fresco di capra, in modo da rendere più corposo il sapore. Era essenziale anche a livello culturale. Non a caso uno dei proverbi romani più famosi, ovvero “In Vino Veritas”, tradotto in italiano dal latino significa “Nel Vino È La Verità”

Successivamente, durante il Medioevo, il vino ha svolto un ruolo fondamentale, a livello Sacro. Con l’espansione della religione Cristiana il vino rappresentava simbolicamente il sangue di Gesù Cristo. A ciò si aggiunge la diffusione dell’Islamismo nel Mediterraneo tra l’Ottocento e il millequattrocento d.C. con la messa al bando della viticoltura in tutti i territori occupati. Per contro furono proprio i monaci di quel periodo, assieme alle comunità ebraiche, a continuare, quasi in maniera clandestina la viticoltura.

Nel Rinascimento il vino diventa protagonista della cultura occidentale. Si diffondono i tappi di sughero e tutto ciò consente la conservazione e il trasporto del vino favorendone il commercio. Una data fondamentale nella storia del vino è il 1668: il monaco benedettino Dom Pierre Pèrignon inventa lo champagne, e per impedire che le bottiglie esplodessero per la spinta dell’anidride carbonica, ne utilizza di più resistenti.

Ma solo nel diciannovesimo secolo alla tradizione contadina inizia ad affiancarsi il contributo di illustri studiosi che si adoperano per la realizzazione di vini di maggiore qualità. Il vino diviene oggetto di ricerca scientifica: nasce l’Enologia.

Il ventesimo secolo è il secolo dei cambiamenti: sono i periodi in cui sono state fatte molte scelte innovative basate soprattutto sulle nuove tecnologie e tecniche di studio della vite. Un grosso cambiamento si è avuto a partire dagli anni ’60, quando vengono introdotte nuove tecniche di vinificazione. Sono anche anni in cui si è visto l’arrivo di vini provenienti dalle più disparate zone del mondo (soprattutto dalla California e dall’Australia), che hanno acquisito in breve tempo le tecniche di coltivazione affinate in Europa in tanti secoli di tentativi, storia e cultura.

Da parte loro, questi nuovi produttori, grazie alla mancanza di convenzioni e condizionamenti vari, hanno avuto la possibilità di presentarsi al mercato mondiale. E se adesso vuoi solo acquistarne una bottiglia, clicca qui!

Giulia Rossi

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