Consigli utili per usare le frese a tazza per legno

Le frese a tazza per il legno (come quelle che trovi qui https://www.fraisertools.com/it/fresa-a-tazza-legno.html) sono tra gli attrezzi più importanti per chi si dedica al bricolage in maniera avanzata e ha bisogno di poter sviluppare i propri progetti in piena libertà.

Si impiegano per fare fuori di grandi dimensioni estremamente precisi, che altrimenti con un seghetto alternativo, oppure utilizzando delle raspe, sarebbe praticamente impossibile realizzare, o richiederebbero tempi davvero insostenibili.

Le frese a tazza si impiegano anche per lavorazione di pietra, cemento e metallo, anche se ovviamente le strutture sono leggermente differenti, il principio di funzionamento è però sempre lo stesso.

Come sono fatte le frese a tazza per legno

Sono accessori, spesso realizzati in carburo di tungsteno o altre leghe dure, che si installano su mandrini, e si impiegano con i comuni trapani elettrici oppure con le colonne.

Al centro si trova una punta guida che è assolutamente indispensabile per poter riuscire ad affrontare un taglio in maniera corretta. In assenza di questa, infatti, anche se si arriva perfettamente perpendicolari rispetto al piano da forare, c’è sempre il rischio che la tazza trovi un punto di appoggio preferenziale e ci scappi di mano.

A differenza delle punte da trapano, con le tazze non si parla di fori ma proprio di asportazione di materiale in eccesso. Infatti il residuo che viene tolto dal legno è un cilindro con un foro al centro, che eventualmente si può anche utilizzare per altri piccoli lavoretti.

Le punte a tazza dedicate per il legno hanno i denti con la struttura particolare che consente loro di affrontare senza surriscaldarsi i tagli anche su legni particolarmente impegnativi.

Si impiegano quando si supera la dimensione massima consigliata per le punte, che è all’incirca di 13-15 mm per le punte piene e un po’ di più per quelle a spirale.

Come si usa una fresa a tazza

Innanzitutto per cominciare bisogna acquistarne una che sia compatibile con il mandrino che abbiamo a nostra disposizione. Non c’è uno standard unico, ma i produttori sono allineati 3-4 ipologie di innesto che si trovano comunemente nei principali punti vendita.

Verificato il tipo di avvitatura e di serraggio, che può essere con vite oppure semplicemente stringendo sul mandrino fino a far scattare i denti di sicurezza, si provvede all’acquisto di una punta. Questa dovrà avere delle caratteristiche specifiche, adatte per l’applicazione che ci interessa.

Innanzitutto dovrà essere del diametro previsto e tipicamente si trovano punte di ottima qualità anche per dimensioni abbastanza grandi. Superati però i 40-50 mm di diametro, è meglio acquistare un set con le lame intercambiabili per una questione di praticità.

Per la dispersione del calore è indispensabile che la fresa che abbiamo scelto sia dotata di aperture laterali che servono per espellere la segatura e impedire la bruciatura del taglio e della lama.

Si provvede a creare un foro guida con l’apposita punta in dotazione o usandone un’altra, se non si è particolarmente pratici e si preferisce evitare di rischiare di arrivare di colpo con la fresa a tazza sulla superficie.

Il foro guida è indispensabile, perché altrimenti c’è il rischio che la fresa rimanga impigliata nel legno e faccia un effetto di torsione molto violenta scappandoci di mano. In questo caso c’è il pericolo di ferirci in maniera grave con i suoi denti che sono estremamente affilati.

Bisogna arrivare alla superficie di taglio con il trapano già in attività, perché altrimenti non si riesce a penetrare il legno e c’è il rischio che la lama si inceppi. È sempre bene usare un trapano di qualità, dotato di frizione, in grado di regolare la potenza in base alla trazione della punta.

Una volta avviato il taglio è sufficiente spingere in maniera molto delicata la fresa all’interno della zona di taglio fino alla profondità stabilita per poi asportare il materiale tutto insieme. Alcune frese sono anche dotate di una molla per l’espulsione facilitata del disco di residuo.

Giulia Rossi

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